giovedì 8 aprile 2010

Risoluzione


Traccia assegnata:

"...e Iride, indossato il suo manto di mille colori, descrivendo un arco nel cielo andò come le era stato ordinato.."

Ovidio Le Metamorfosi
L'analisi cromatica di minerali e rocce


Nessuno pare avesse colto il suggerimento

Commento di Matteo che scuote la testa:
"Guarda che agli alunni deve essere chiesto di descrivere un argomento, non di indovinare quello che ti passa per la testa"

Non si tratta di indovinare, tutto ha una sua logica
Al massimo possiamo dire che esistono tante logiche diverse

mercoledì 7 aprile 2010

Primo

Proprio perchè è il primo

Ciliegio


E' fiorito

E' il fiore nazionale giapponese

Secondo una leggenda giapponese il colore dei fiori del ciliegio in origine era candido ma, in seguito dell’ordine di un imperatore di far seppellire i samurai caduti in battaglia sotto gli alberi di ciliegio, i petali divennero rosa per aver succhiato il sangue di quei nobili guerrieri. Anche quelli che, tra i samurai, secondo il loro codice d’onore, decidevano di suicidarsi, sembra fossero solito farlo proprio sotto gli alberi di ciliegio.


Sotto il mio come appare dal colore dei fiori non è seppellito nessuno


Coincidendo con l’equinozio di primavera, la fioritura del ciliegio per i giapponesi rappresenta la rinascita, il rinnovamento, la forza vitale insita in tutte le cose di questo mondo. Un simbolo di vita, dunque, ma anche del suo naturale “opposto”: il fiore di ciliegio, appena raggiunge il massimo del suo splendore, si stacca e muore, viene portato via dal vento e con esso si disperde.
Il fiore di ciliegio è testimone del fatto che la vita è un dono meraviglioso, ma anche che dura poco.
Dunque la tradizione giapponese, altamente simbolica, trova nella fioritura dei ciliegi la sublimazione dell’esperienza della vita, della sua caducità e della sua effimera bellezza.

“Siam fatti della stessa natura che è dei sogni,
ed i sogni spalancano gli occhi così come
bambini piccoli sotto alberi di ciliegio.”


martedì 6 aprile 2010

Pascal



L'uomo è solo una canna, la più fragile della natura; ma una canna che pensa.

Non occorre che l'universo si armi per annientarlo: un vapore, una goccia d'acqua bastano ad ucciderlo.

Ma, quand'anche l'universo lo schiacciasse, l'uomo sarebbe sempre più nobile di quel che l'uccide, perchè sa di morire ed è conscio della superiorità che l'universo ha su di lui; l'universo non ne sa nulla.

Tutta la nostra dignità consiste, dunque, nel pensiero


Noi non ci atteniamo mai al tempo presente.
Anticipiamo il futuro come troppo lento a venire, come per affrettarne il corso; oppure ricordiamo il passato per fermarlo come troppo rapido; così imprudenti che erriamo nei tempi che non sono nostri, e non pensiamo affatto al solo che ci appartiene, e così vani, che riflettiamo su quelli che non sono più nulla, e fuggiamo senza riflettere quel solo che esiste. Il fatto è che il presente, di solito, ci ferisce.
Lo dissimuliamo alla nostra vista perché ci affligge; se invece per noi è piacevole, rimpiangiamo di vederlo fuggire.
Tentiamo di sostenerlo per mezzo dell'avvenire, e ci preoccupiamo di disporre le cose che non sono in nostro potere, per un tempo al quale non siamo affatto sicuri di arrivare.
Ciascuno esamini i propri pensieri: li troverà sempre tutti occupati dal passato e dal futuro.
Il presente non è mai il nostro fine: il passato ed il presente sono i nostri mezzi, solamente il futuro è il nostro fine.

In questo modo non viviamo mai, ma speriamo di vivere; e, disponendoci sempre ad essere felici, è inevitabile che non lo siamo mai.



Noi conosciamo la verità non soltanto con la ragione, ma anche con il cuore.
I princìpi si sentono, le proposizioni si dimostrano, e il tutto con certezza, sebbene per differenti vie.
Ed è altrettanto inutile e ridicolo che la ragione domandi al cuore prove dei suoi primi princìpi, per darvi il proprio consenso, quanto sarebbe ridicolo che il cuore chiedesse alla ragione un sentimento di tutte le proposizioni che essa dimostra, per indursi ad accettarle.
Questa impotenza deve, dunque, servire solamente a umiliare la ragione, che vorrebbe tutto giudicare, e non a impugnare la nostra certezza, come se solo la ragione fosse capace d’istruirci.
Piacesse a Dio che, all’opposto, non ne avessimo mai bisogno e conoscessimo ogni cosa per istinto e per sentimento! Ma la natura ci ha ricusato un tal dono; essa, per contro, ci ha dato solo pochissime cognizioni di questa specie; tutte le altre si possono acquistare solo per mezzo del ragionamento.
Ecco perché coloro ai quali Dio ha dato la religione per sentimento del cuore sono ben fortunati e ben legittimamente persuasi.
Ma a coloro che non l’hanno, noi possiamo darla solo per mezzo del ragionamento, in attesa che Dio la doni loro per sentimento del cuore: senza di che la fede è puramente umana, e inutile per la salvezza.

lunedì 5 aprile 2010

Morte di Didone


Cercando un buon titolo per la domanda di sintesi da sottoporre ai ragazzi di quinta mi imbatto in un pezzo dell'Eneide.
Bello.
Chissà se leggendo coglieranno il suggerimento

Didone
mentre cerca di alzare gli occhi che non riuscivano
a stare aperti sviene; la ferita profonda
nel petto stride: Tre volte riuscì a levarsi sul gomito,
tre volte ricadde sul letto: nell'alto cielo cercò
con gli occhi erranti la luce, vedendola gemette.
Allora Giunone,
pietosa del suo lungo dolore
e della straziante agonia, mandò giù dall'Olimpo
Iride, che liberasse l'anima che lottava
invano per svincolarsi dai legami del corpo.
Poiché lei non moriva di giusta morte, decisa
dal Fato, ma anzitempo in un accesso d'ira,
Proserpina
non le aveva ancora strappato di testa
il biondo fatale capello e non aveva ancora
consacrato il suo capo all'Inferno e allo Stige.
La rugiadosa Iride con le sue penne di croco

brillanti contro sole di mille varii colori
volò attraverso il cielo e si fermò su di lei.
"Questo capello - disse - porto consacrato a Dite
per ordine divino, e ti sciolgo da queste
tue membra ". Con la destra strappò il capello: insieme
si spense il calore nel corpo, la vita svanì nel vento






Dopo l'inverno arriva sempre la primavera
Banalità?
No, certezze che ci fanno andare avanti

mercoledì 31 marzo 2010

Mattino


Tempo fa, molto fa, era giunto l'avviso dalla casa produttrice : "la sua auto potrebbe incorrere nel blocco a metà cosa del pedale dell'acceleratore.
E' urgente si rivolga al centro assistenza per l'opportuno controllo"
Ma urgente è un termine relativo
Non si è mai bloccato
Oggi finalmente lascio l'auto alla manutenzione
Mentre aspetto cammino per Curno
Aria gelata su un paese ancora bagnato dal temporale di ieri sera
Aria gelata che trattiene nelle case gli abitanti; un po' di vita solo attorno alle bancarelle del mercato
Aria gelata che accarezza il cimitero vuoto
Due autisti si salutano: ognuno sale sul suo autobus e in direzione opposta si allontanano
Mentre attraverso i binari guardo verso est quell'acciaio brillare umido
Per un istante sento come una spinta a camminare lungo la ferrovia, senza meta, verso un treno che prima o poi passerà
Ma oggi non voglio incontrare quel treno
Penso ai guanti nella borsa, alle mie mani assiderate e a quanto sono pigra
I guanti restano nella borsa