mercoledì 1 agosto 2012

Incontro


La pedalata lenta sulla pista ciclabile di una strada ancora chiusa al traffico,

Realizzata tra un labirinto di altre strade

Interrotta ad un incrocio che prosegue diritto tra ville simil patronali appena costruite

Lasciata un po’ allo stato brado fino a stamane

Probabilmente c’era il timore che la vegetazione si riprendesse i suoi spazi

Così, di buon mattino, almeno tre operai hanno cominciato a pulire lo spartitraffico per far riemergere i cespugli ornamentali

Anche tutte le erbacce del ciglio rese rigide e taglienti dalla siccità sono state ridotte a moncherini



Pedalo lenta sul far della sera

Appare

Enorme e nera

Attorcigliata su se stessa quasi stesse riposando

Vittima della frenesia di pulizia

Non è una posa naturale

O meglio, sarebbe naturale fosse viva

Penso l’abbiano sistemata così gli operai per un discutibile senso dell’umorismo

Mi avvicino

Il ciclo si sta chiudendo; formiche e vespe la stanno divorando 

Sporge un ossicino ma senza guanti preferisco non toccarla

Il corpo massiccio la rendeva potente

La sua potenza è divorata

Troppo scontato pensare ai potenti del mondo





sabato 14 luglio 2012

Solferino


Parcheggio vicino al cimitero.
La targa ti riporta al 1859, all'assalto degli asserragliati tra le tombe

Le tredici di un tredici luglio assolato
Solo le cicale, cicale assordanti

Cammino e arrivo alla Rocca
Altra targa, targhe ovunque






Anche il monumento alla Croce Rossa, croce, mezzaluna, rombo
Si parla tanto della precarietà dei giovani d'oggi
Chissà quale era il futuro dei giovani, degli adulti, dei bimbi durante le guerre di Indipendenza

Dal colle si osserva la pianura
E' verde adesso la pianura

La salita all'ossario
Un cartello riporta le pene per chi sottrae le ossa
Entro e capisco il cartello


Teschi alternati a ossi sacri quasi a creare una decorazione con pilastri costituiti da femori
Tale orrore può evitare una guerra?
Le guerre sono continuate


I massacri sono continuati
Le morti inutili sono continuate

Il ricamo sul paramento dell'altare







giovedì 12 luglio 2012

Colui che non sa che non sa, io non so che farci

Cerco, pur sapendo che è un'impresa disperata, di mettere ordine un po' qua e un po' là

Sepolto sotto raccolte di francobolli impolverate, pezzi di compassi rotti, fermacapelli, fogli volanti non più identificabili, addirittura un lavoro sulla Repubblica di Platone preparato da Matteo credo una decina di anni fa, sbuca un librettino di Fiabe Africane.

Sono belle





Il Re e il Genio del Lago


C’era tanto tempo fa un re, che si vantava d’essere l’uomo più felice della terra.

Egli aveva vinto tutti i reami confinanti ed annesso molti paesi che pagavano tasse salate.

Tutto il mondo lo temeva, perché poteva contare su un esercito formidabile di terribili guerrieri.

Si credeva il signore dell’universo, il numero uno, perché, oltre a un potere sconfinato, aveva per moglie la donna più bella della terra e un figlio maschio che non era secondo a nessuno per intelligenza.

Ad ogni piè sospinto, egli ripeteva di non conoscere il significato della parola dolore.

Ora avvenne che il figlio un giorno cadde malato, restando immobile, come paralizzato in ogni parte del corpo.

Il re consultò i luminari della medicina, che visitarono il principe senza trovare un rimedio alla sua infermità.

Allora il sovrano convocò tutte le streghe del regno, ma nessun sortilegio ottenne la guarigione del fanciullo.

Tutto il popolo fu mobilitato per pregare il cielo di aiutare il principe: riti religiosi si svolsero nei boschi sacri, furono invocati gli spiriti degli antenati.

Il re decise infine di fare il giro del mondo in compagnia di uomini sapienti, nella speranza di incontrare qualcuno che potesse aiutarlo.

Spese una fortuna in queste ricerche. Perse l’appetito e il sonno: per la prima volta in vita sua seppe cosa vuol dire soffrire. Non rideva più, preferiva la solitudine, si disinteressava di tutto e di tutti.

Quanto alla regina, non usciva più dalle sue stanze e non ascoltava più i concerti quotidiani dei cantori del palazzo, che sempre le avevano procurato gran piacere con le loro meravigliose melodie.

La regina restava ore e ore al capezzale del figlio, raccontandogli storie, con la speranza di procurargli sollievo e farlo sorridere.

Così la vita di corte era divenuta triste e lugubre.

Una sera, a buio, una vecchia si presentò alla porta del palazzo reale, dicendo: “Sono venuta perché so chi può far guarire il principe cadetto”.

Ebbe immediata udienza dal re a cui confidò: “Nelle notti di plenilunio, un uomo che non appartiene né alla terra, né al cielo si tuffa nelle acque del lago che si trova nel parco della reggia”.

Costui è un Genio! Non è un mio suddito e non posso impartirgli ordini” esclamò affranto il re.

La vecchia suggerì: “Nel tuo regno si produce un ottimo miele. Fallo fermentare e diventerà una forte grappa che, versata nell’acqua del lago, lo trasformerà in un inebriante idromele. Il Genio lo inalerà dal naso e si addormenterà. Al suo risveglio i soldati lo inviteranno a venire a corte, per offrire i suoi consigli.”

Detto fatto, il re ordinò a tre suoi soldati fidati di preparare un nascondiglio sulla riva del lago e di mettersi di posta.

La notte di plenilunio, il Genio si tuffò e scoprì nell’acqua un sapore dolce che non aveva mai sentito. Chiuse gli occhi e sorbì questa bevanda squisita, finchè non si addormentò profondamente.

Alle prime luce del mattino il Genio si sveglio, trovandosi circondato da tre grandi guerrieri.

“Niente paura” lo rassicurarono gli uomini armati “Il nostro re ha bisogno di te: il suo unico figlio si è ammalato e solo la tua sapienza può indicare la via giusta per salvarlo.”

Il Genio scoppiò a ridere, tuttavia seguì quei guerrieri senza far motto.

Cammin facendo, incontrarono un uomo appoggiato al tronco di un albero, che prediceva la fortuna a chi gli dava una moneta d’elemosina.

A quella vista il Genio proruppe in una grande risata.

Arrivati che furono al Palazzo, il Genio fu ricevuto dal re nella camera dove giaceva il figlio ammalato.

Anche stavolta il Genio non potè trattenere una fragorosa risata, ma poi, assunta un’aria seria, dichiarò al sovrano: “Sono pronto a guarire il ragazzo, a patto che il primo ministro, la Regina e tu stesso, abbiate il coraggio di confessare una verità nascosta nel vostro cuore, che in pubblico non potrebbe mai essere detta.” Il re fece venire il primo ministro il quale, informato di quel che doveva fare, dopo un attimo di esitazione, rese noto un suo recondito pensiero: “Maestà, sotto sotto ho desiderato che vostro figlio restasse infermo per sempre, al fine di mantenere il potere che ho oggi e di succedervi un domani.”

“Ah, è proprio vero che il sogni di tutti i secondi è quello di diventare primi!” sospirò il Genio. “Per questo sono pronti a tutto”.

Era la volta della Regina.

La Regine si volse verso il marito e gli disse: “Tu mi regali collane e pietre preziose, certamente cerchi di compiacermi, ma le tue poche forze non bastano a rendermi felice. La verità è che io non sono innamorata di te.”

“Una confessione così dolorosa e profonda, non me l’aspettavo” pensò il genio turbato.

Ma ciò che dichiarò il re fu ancora più devastante: “Genio, io avevo un fratello maggiore che non sapeva nuotare. Un giorno l’ho affogato nel lago e ho fatto accusare degli innocenti. In tal modo restai l’unico erede del regno di mio padre”.

Il Genio riflettè che questa ammissione di colpa non poteva certo essere resa nota davanti a nessuno.

“Ora che avete liberato il vostro cuore da codesti pesanti fardelli, io posso guarire il principino!” annunciò il Genio.

E subito ordinò di tirare il collo ad una gallina nera che zampettava proprio nella camera del ragazzo ammalato e di fargliela mangiare.

Appena l’ordine del Genio fu soddisfatto, il piccolo infermo riprese l’uso delle mani e dei piedi.

Fu allora organizzata una grande festa e il Genio fu pubblicamente ringraziato e onorato.

Mentre lo riaccompagnavano fuori dal palazzo, i soldati della scorta chiesero al Genio il motivo di quelle tre risate, a cui lui si era lasciato andare.

Ed egli rispose così: “Quando sono uscito dal lago, mi sono divertito a pensare che gli uomini ritengono che ci siano alcuni, come i Geni, che sanno tutto. Invece, io non mi sono nemmeno accorto della grappa che mi ha inebetito: altrimenti avrei rinunciato a quel bagno. Dopodichè, lungo la strada, ho trovato l’uomo che prediceva ai passanti il modo di arricchirsi e non sapeva che proprio sotto i suoi piedi c’è nascosto uno scrigno pieno di monete d’oro. Risi perciò al pensiero che c’è chi parla di cose di cui non sa nulla. Infine, appena entrato nella camera del principe, ho visto la gallina nera rimpiattarsi sotto il letto.

Il vostro re ha speso una fortuna per salvare il figlio, mentre il rimedio l’aveva proprio a portata di mano. Ho riso dunque della gente che cerca lontano la felicità, senza rendersi conto che ce l’ha in casa”:

Intanto erano arrivati sulla riva del lago. Il genio si tuffò e prima di scomparire alla vista, intonò questa canzone:


Colui che sa qualcosa, deve farla conoscere

Colui che sa di non sapere, avrà l’occasione di sapere.

Colui che non sa di sapere, deve essere incoraggiato, perché non ha fiducia in se stesso.

Colui che non sa che non sa, io non so che farci ……

 

sabato 30 giugno 2012

Orali

A ritmo serrato
Cinque alunni ogni mattina
Il caldo afoso di un'aula al secondo piano
Tentativi di corrente d'aria tra finestre aperte, dalle quali implacabile entra il sole, e un ventilatore messo per garantire la sopravvivenza di studenti e insegnanti
Bottigliette d'acqua che arrivano piene di condensa e che nel giro di un'ora hanno raggiunto l'equilibrio termico con l'aria circostante
Porta che si chiude
Presentazione del Candidato
Porta che si apre
A volte solo, a volte con alcuni compagni, a volte la mamma, il papà, la zia..
Macchie di sudore che si allargano a dismisura dallle ascelle all'intera schiena
Esce il Candidato
La porta si richiude
Discussione
Presentazione del successivo
All'approssimarsi del mezzodì i volti dei Commissari sono ormai disfatti e ancora mancano almeno due ore e mezza di lavoro
La volontà di attenzione è aggredita dal sonno, dal caldo, a volte anche dalla noia che assale al quindicesimo riferimento a Nietzsche  o a Freud
Ogni anno penso che il vero malato fosse lui, ogni anno lo dimentico completamente, ogni anno sono da capo

Entra minuta, vestita di nero, i capelli raccolti
Appoggia il contenitore a terra. E' quasi più grande di lei
Presenta il lavoro di ricerca su Wagner, risponde ai quesiti che le vengono posti
Solo le mani tremano un poco, lo sguardo dolce ma sicuro
L'esame è finito
Si alza, chiede il permesso, apre il contenitore e ne estrae il piccolo violino
Il coperchio è tappezzato di fotografie, gli archetti in ordine
Si toglie l'orologio, prova le note, un respiro profondo e comicia
Prima un suono più grave, poi via via le note salgono
Scompare il caldo, scompare l'aula
Cambio di inclinazione dell'archetto, dita che si muovono rapide da una corda all'altra
E ti sembra di salire assieme alle note
Ma perchè ho pensato altre volte non mi piacesse il violino?




martedì 26 giugno 2012

Terza prova

Mi irrita sentirla chiamare "il quizzone"
La nostra scuola da sempre propone la tipologia A
Da sempre nelle simulazioni o nelle prove d'esame vere e proprie propongo temi che ai quiz non assomigliano per nulla
Da sempre il parto della traccia è lungo e laborioso
Così anche quest'anno

Nel dubbio che la formulazione sia troppo oscura sottopongo l'idea al mio consulente
Da Trieste mi risponde "Mi rifiuto di collaborare alla stesura di una traccia sovversiva, a sostegno del tuo chiodo fisso"
"Sovversiva????"
Mi rivolgo allora a mio marito
"Ma perchè devi sempre fare l'esagerata? Metti la faccenda in positivo anzichè sottolineare le criticità" 

Comincia allora il lavoro di revisione del tutto
Manca l'introduzione
Trovo un documento dell'Unione Scienziati per il Disarmo ma non è sufficientemente moderato

Devo anche pensare alla proposta B
Non verrà estratta e quindi la terrò buona per un'altra occasione

La prova viene somministrata
Il quesito lascia tranquilli gli studenti
Correggo e mi rendo conto che probabilmente durante l'anno avevo fornito sufficienti elementi per poter svolgere adeguatamente, o quasi, il compito proposto.
Bene




Quesito A
“Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura
T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,…”
Uomo del mio tempo di Salvatore Quasimodo

Il candidato illustri, con esempi tratti dal programma svolto quest'anno sia in ambito astronomico sia in ambito geologico, come risultati scientifici o tecnologici nati in ambiente o per interessi militari  si siano rivelati preziosi per la comprensione di fenomeni naturali o per le applicazioni civili



mercoledì 20 giugno 2012

Prova di italiano

Primo turno di assistenza
Nella stanza dei bottoni si aspetta il comunicato del Ministro
Arriva sul video la seconda parte del codice
Troppo lenti per copiare tutta la sfilza
Ricerca spasmodica di un'emittente meno frettolosa
Il plico arriva, con tempismo
Fa dimenticare il lunedì di insediamento 

Leggo le tracce
Penso quale dei temi proposti avrei svolto
Mi illudo che i miei studenti siano pronti a commentare "Le responsabilità della scienza e della tecnologia" dopo tutte le tiritere somministrate in ben cinque anni.
Verrò abbinata all'arida correzione della prova di matematica
Precluso leggere quanto hanno scritto se non in scorci di tempo ritagliati qua e là.

Mi perdo a cercar di decifrare i quadri proposti per il tema sul labirinto. 
Le fotocopie in bianco e nero non sono particolarmente nitide
Già so che Picasso non mi piacerà per nulla 













 

I più colorato Pollock



Visto tante volte Relatività di Escher



Dei documenti apprezzo: 

«Ora, le leggi devono essere giuste sia in rapporto al fine, essendo ordinate al bene comune, sia in rapporto all’autore, non eccedendo il potere di chi le emana, sia in rapporto al loro tenore, imponendo ai sudditi dei pesi in ordine al bene comune secondo una proporzione di uguaglianza. Essendo infatti l’uomo parte della società, tutto ciò che ciascuno possiede appartiene alla società: così come una parte in quanto tale appartiene al tutto. Per cui anche la natura sacrifica la parte per salvare il tutto. E così le leggi che ripartiscono gli oneri proporzionalmente sono giuste, obbligano in coscienza e sono leggi legittime.»
S. TOMMASO D’AQUINO (1225-1274), La somma teologica

e ancor di più:

Che tu sia o non sia un credente, che tu sia o no un “patriota”, se ti è concessa una scelta non lasciarti sedurre dall’interesse materiale e intellettuale, ma scegli entro il campo che può rendere meno doloroso e meno pericoloso l’itinerario dei tuoi compagni e dei tuoi posteri. Non nasconderti dietro l’ipocrisia della scienza neutrale: sei abbastanza dotto da saper valutare se dall’uovo che stai covando sguscerà una colomba o un cobra o una chimera o magari nulla.» 
Primo LEVI, Covare il cobra, 11 settembre 1986, in Opere II


A combattere lo Scipione bottigliette di acqua elargite dalla scuola, dietro indicazione ministeriale

Minuti che si rincorrono lenti
Lettura di tesine più o meno interessanti
Domani la prova di matematica

venerdì 15 giugno 2012

Giardini Montanelli

Un tardo pomeriggio di giugno.
Entro da Corso Venezia.
Il Museo di Storia Naturale è ancora aperto, ancora per venti minuti.
Salgo lo scalone, giro per le sale.
Il paragone con quello di Bergamo è impietoso.
Esco.
Persone sedute sulle panchine, persone che corrono e a me sembra un po' ridicolo si fermino a tratti, controllino gli strani bracciali, si flettano, ripartano.
Bambini che affollano le giostrine, che corrono, che giocano
Coppie abbracciate incuranti del mondo
Qualcuno legge, tanti chiacchierano tra loro.
Mi avvicino ai monumenti che incontro, ne leggo le targhe


Cartelli scrostati indicano le specie arboree più significative
Alte rocce assemblate a ricreare paesaggi costeggiano i viali

Scuro e silenzioso, un laghetto ospita numerosi pesci grigi, ne esce un ruscello, piuttosto putrido e stagnante, che poi si perde



Mi sembra un giardino triste, tanto triste