
domenica 28 febbraio 2010
venerdì 26 febbraio 2010
La lunga notte

Disegnare sull'orizzonte il tragitto del sole nei momenti chiave dell'anno.
Finalmente la maggioranza degli studenti di quinta riesce a svolgere l'esercizio, a qualsiasi latitudine si immagini di essere.
Come per altri contesti le spiegazioni fantasiose sono però più belle.
COME VENNE LA LUCE
- Racconto Inuit -
Molto tempo fa, quando il mondo era appena nato, era sempre buio nella terra dove viveva il popolo degli Inuit. Essi pensavano che fosse buio in tutto il mondo fino a quando non capitò lì un vecchio corvo che viveva viaggiando su tutto il pianeta.
Il vecchio corvo raccontò loro dei giorni luminosi che aveva potuto vedere, e più gli Inuit sentivano parlare di luce e più la desideravano.
“Potremmo cacciare più lontano e più a lungo. Potremmo vedere l'orso polare arrivare e scappare prima che ci attacchi”.
La gente supplicava il corvo di andare a prendere la luce del giorno, ma lui non voleva: “È troppo lontano, ed io sono troppo vecchio per volare così a lungo”. Ma la gente lo supplicò così a lungo che alla fine partì.
Aprì le ali e si lanciò nel cielo buio, verso est.
Volò molto a lungo, finché le ali non cominciarono a dolergli per la stanchezza e stava per tornare indietro quando notò un debole bagliore di luce in lontananza.
Mano a mano che si avvicinava al bagliore, la luce diventava sempre più brillante finché l'intero cielo non fu illuminato.
L'uccello esausto si fermò a riposare su un albero, vicino ad un villaggio. Era molto freddo.
Una figlia del capo del villaggio andò nel vicino ruscello. Come lei immerse il suo secchio nell'acqua gelata il corvo si tramutò in un granello di polvere e volò sul suo mantello di pelliccia e quando lei tornò al capanno del padre, portò con sé anche Corvo.
Dentro alla casa l'atmosfera era calda e luminosa, la ragazza si tolse la sua pelliccia ed il granello di polvere andò verso il nipote del capo, che stava giocando sul pavimento. Egli volò verso l'orecchio del bambino che cominciò a piangere.
“Che cosa hai? Perché piangi?” chiese il capo, che sedeva vicino al fuoco.
“Digli che vuoi giocare con una palla di luce” sussurrò il granello di polvere.
Come ogni nonno, il capo voleva che il nipote fosse felice e disse alla figlia di andare a prendere la scatola delle palle di luce.
Ne prese una piccola, la avvolse con uno spago e la diede al nipote.
Il granello grattò ancora l'orecchio del bambino, facendolo piangere di nuovo “Digli che vuoi giocare fuori” sussurrò il corvo.
Il bambino fece così, ed il capo lo portò sulla neve, davanti a casa, poi tornò dentro.
Il granello di polvere si tramutò di nuovo in corvo, tagliò lo spago con i suoi artigli e volò verso ovest.
Finalmente raggiunse la terra degli Inuit, la palla cadde a terra e si ruppe in tanti piccoli pezzi. La luce entrò in ogni casa e il buio lasciò il cielo.
Tutta la gente uscì di casa “Noi possiamo vedere per chilometri! Guarda le montagne in distanza e il cielo, come è blu. Non abbiamo mai potuto vedere così!”
Essi ringraziarono Corvo, ma lui si scusò: “Ho potuto portare solo una piccola palla di luce ed avrò bisogno di molto tempo per riprendere forza, così avrete luce solo per metà dell'anno”.
La gente rispose “Ma noi siamo felici di avere la luce per metà dell'anno, prima era buio per tutto l'anno”.
Questo spiega perché, nella terra degli Inuit, all'estremo nord, è buio per sei mesi l'anno ed è giorno per gli altri mesi.
sabato 20 febbraio 2010
Regali
venerdì 19 febbraio 2010
Cenacolo
Venerdì è il mio giorno libero.
Capita che anzichè sommersa dalle faccende domestiche dia la disponibilità a sostituire una collega nell'accompagnare una classe ad una visita di istruzione
Capita che si arrivi almeno mezz'ora prima al luogo di partenza, accompagnata da una pioggia torrenziale
Capita che per recarsi a Milano ci si intasi perdendosi in percorsi alternativi onde evitare sette chilometri di coda e in totale si impieghino circa due ore e quaranta minuti
Capita che bastino cinquanta metri nell'accogliente clima di Milano per ritrovarsi completamente bagnati
Capita che la chiesa nella quale la guida ci accoglie sia peggio di una ghiacciaia
Arriviamo finalmente al caldo nel refettorio
E capita di sentirsi sospesi quasi in un altro tempo
Crollano le pareti sotto l'urto delle bombe, schizzi di calce rivestono la facciata nord, picconi aprano una porta violando i piedi incrociati
Ma tutto turbina intorno e rimani immobile, spettatore di quell'ultima cena che ti si anima davanti
E che è mai un'umida mattina da stagione delle piogge come pegno per un minuto d'oblio?
mercoledì 17 febbraio 2010
Abbiamo finito lo studio dell'astronomia e ci siamo chiesti:
"Che siamo noi di fronte alle Stelle?"
Cominciamo lo studio della geologia e ci chiediamo:
"Che siamo noi di fronte alla Terra?"
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Fernando Pessoa |
martedì 16 febbraio 2010
Verrines a la cerise
Ultimo giorno di carnevale.
Da tempo non riporto più ricette e allora approfittiamo della posta un poco strana che ricevo per sceglierne una piuttosto invitante.
Ringrazio la rivista l'Internaute Magazine per le tante idee che propone. Magari in un lontanissimo futuro potrei anche cimentarmi
Verrines gourmandes à la cerise
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sabato 13 febbraio 2010
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