mercoledì 10 giugno 2009

Elezioni


Premessa 1: non sono una commentatrice politica
Premessa 2: leggere e sentir commenti relativi all'ultima tornata elettorale può indurre alla noia
Premessa 3: una debole traccia va comunque lasciata

Commento 1: in una ricca Europa assalita dai paesi emergenti sia in senso economico, sia in senso fisico l'arroccarsi su posizioni di chiusura, di difesa, di tipo conservatore era da aspettarsi

Commento 2: finchè a livello locale si perde il contatto con l'elettorato per chiudersi a gestire da funzionari-burocrati il proprio partito mostrandosi solo in prossimità delle elezioni, difficilmente l'incerto opterà per quella scelta Commento 3: finchè gli stessi aderenti remeranno contro, affermeranno di votare "tappandosi il naso", continueranno a sottolineare le differenze, rimarcandole, anzichè segnalare gli ideali che portano persone di tante estrazioni diverse a credere ancora nella politica, difficilmente si potrà sperare in progetti nuovi

Su un panorama che sembra tanto buio però non perdo la fiducia.

Non perchè sono un'utopica "fuori dal mondo" (solo un pochetto) ma perchè ho raccolto dati.
Nel mio comune non solo la precedente amministrazione è stata confermata ma soprattutto tra i candidati chi ha ricevuto il maggior numero di preferenze sono stati i giovani (1985)
E' vero, è molto più facile che un loro coetaneo indichi la preferenza rispetto alla persona anziana ma io voglio credere sia un chiaro messaggio dell'elettorato

lunedì 8 giugno 2009

Solitudine


Solitudine
Ha una sua solitudine lo spazio,
solitudine il mare
e solitudine la morte - eppure
tutte queste son folla
in confronto a quel punto più profondo,
segretezza polare,
che è un’anima al cospetto di se stessa:
infinità finita.
Emily Dickinson

Forse un mattino andando in un'aria di vetro

arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.
Eugenio Montale

Senza di te tornavo, come ebbro,

non più capace d'esser solo, a sera
quando le stanche nuvole dileguano
nel buio incerto.
Mille volte son stato così solo
dacché son vivo, e mille uguali sere
m'hanno oscurato agli occhi l'erba, i monti
le campagne, le nuvole.
Solo nel giorno, e poi dentro il silenzio
della fatale sera. Ed ora, ebbro,
torno senza di te, e al mio fianco
c'è solo l'ombra.
E mi sarai lontano mille volte,
e poi, per sempre. Io non so frenare
quest'angoscia che monta dentro al seno;
essere solo.
Pier Paolo Pasolini

venerdì 5 giugno 2009

Rosa di giugno


Solo perchè è bella
Solo perchè domani non ci sarà più

Lucciole III



Giusto per ricordare che sono insegnante di scienze.

La luce verde emessa dalla Lampyris nocticula è prodotta in cellule specializzate, i fotociti, posti attorno alle trachee dei segmenti addominali (le trachee sono i tubicini attraverso i quali l'aria entra e si distribuisce nel corpo degli insetti).
Gli organuli interessati sono i perossisomi.
Nel 1951 Mc Elroy ha individuato la reazione responsabile della formazione della luce.
Protagonisti: la luciferina, la luciferasi e l'ATP
La luciferina grazie alla luciferasi e all'ATP viene trasformata nel complesso luciferiladenilato-luciferasi con liberazione di fosfato.
Il complesso così attivato reagisce con l'ossigeno dei perossisomi e forma l'ossiluciferina con liberazione dell'enzima e dell'AMP.
Questa è la tappa che produce luce.
Il controllo nell'emissione della luce è attuato dall'ossido di azoto.
All'arrivo dell'impulso nervoso viene attivata la NO-sintetasi che produce ossido d'azoto a partire dall'arginina (aa).
L'ossido d'azoto ottenuto interferisce con la respirazione cellulare operata dai mitocondri per cui l'ossigeno non è più utilizzato, si raccoglie nei perissosomi a disposizione della luciferiladenilatoluciferasi e si può così formare ossiluciferina.

Quando affermo che lo studio della biochimica non può che stupire....

giovedì 4 giugno 2009

Lucciole II








Appena si diffuse la notizia della nascita di Gesù, tutti gli animali accorsero alla grotta di Betlemme per adorarlo.
Anche gli insetti vollero andare, ma giunti alla grotta rimasero sulla soglia timorosi di spaventare il bambino.
Quando Gesù li vide fece loro segno di avvicinarsi ed essi entrarono felici, portando i loro doni. L'ape donò al bambino il suo dolcissimo miele, la formica un chicco di riso, il baco un filo di seta. La farfalla, non sapendo cosa donare, volteggiò intorno alla culla per divertire il bambino. ma un picccoli insetto era rimasto sulla soglia: non osava avvicinarsi alla culla perchè non aveva nulla da donare al bambino.
Gesù lo vide e lo chiamò:"Perchè te ne stai in disparte? Vieni anche tu vicino a me"
Allora l'insetto volò felice vicino alla culla e si posò sul palmo della mano di Gesù che gli sorrise dolcemente.
Gli occhi dell'insetto si riempirono di lacrime di gioia e una di esse cadde proprio sulla mano del bambino.
"Grazie" disse Gesù. "Mi hai fatto unr egalo bellissimo."
In quel momento un raggio di luna illumino' la lacrima e Gesù disse:"Guarda, è diventata una goccia di luce! D'ora in avanti porterai sempre con te questo raggio luminoso e ti chiamerai lucciola".

mercoledì 3 giugno 2009

Lucciole I



Ieri sera rientrando l'attenzione è stata attirata da due piccoli puntini verdi nell'erba del giardino: erano due lucciole.

E' sempre più raro riuscirne a vedere.


Comincio con una fiaba: La leggenda delle belle di notte

Una notte, tanto tempo fa, un pianto lungo e sommesso si aggiungeva ai rumori dell’oscurità.
Questo pianto si ripeté a lungo, finché la Luna decise di trovarne la fonte.

A lungo girò intorno a tutto il pianeta e, quando aveva ormai perso del tutto le speranze, lo scorse.
Un piccolo punto luminoso: era da lì che proveniva il pianto. La Luna scese dal suo cocchio e si avvicinò.
Accanto ad un pozzo, ai margini del bosco, era seduta una lucciola. “
Chi sei tu? E perché rattristi con il tuo pianto tutte le mie stelle? “ chiese la Luna.
La lucciola spaventata alzò gli occhi e rimase stupita nel vedere il suo interlocutore.

Allora disse: “Deve scusarmi, signora Luna, non volevo mettere tristezza alle sue stelle!” “Io sono Lumil, il principe delle lucciole!”
“Perché piangi principe Lumil?” chiese la luna.
“Si avvicina la primavera e il mio popolo comincerà a vagare per i prati e i giardini, per illuminare le calde notti” disse Lumil “Ma noi non troveremo nessuna corolla dischiusa ad attenderci. Solo tanto verde!”
“E qual è il problema? “ chiese la Luna. “
Il tuo popolo, da quando è stato creato, è sempre stato il popolo della notte! Voi avete un ruolo importante: dovete illuminare, come me e le stelle, le notti degli alberi”.

“E questo compito ci onora !” rispose Lumil. “Ma, vede signora Luna, c’è un sogno che ogni lucciola ha da quando nasce: io questo sogno lo faccio da sempre!”

“E qual è questo sogno?” chiese la Luna.

“Uscire dalla nostra casa, volare in un prato e trovare, almeno per una volta, un fiore che ci attenda e poterci posare sui suoi petali!” esclamò Lumil.

“Ma è un sogno, e solo un sogno rimarrà. Buona notte signora Luna e mi perdoni se l’ho disturbata”. E così dicendo Lumil volò via.

La Luna ritornò in cielo, ma non riusciva a smettere di pensare a Lumil e al sogno delle lucciole.

Le notti passavano e il pianto di Lumil le riempiva, ma all’improvviso il pianto cessò.
Sirio, una delle stelle, andò dalla luna e le disse: “Mamma ascolta!”e la invitò a tendere l’orecchio.
“Cosa devo ascoltare?”chiese la Luna.

“Il principe triste! Questa notte il suo pianto non si sente.” rispose Sirio.
“E’ vero ! esclamò la Luna . Non odo il suo lamento!”

“E se gli fosse accaduto qualcosa?” aggiunse Sirio molto preoccupata. “Ti prego mamma va a vedere!”
E cosi fu. La Luna salì sul suo cocchio e andò in cerca del pozzo presso il quale aveva incontrato Lumil per la prima volta.
Quando lo ebbe trovato, si fermò e si avvicinò.

Ferme, vicino al pozzo, trovò tante lucciole e ad una di loro chiese: “Cosa accade?”
la risposta la rattristò.
“Il nostro principe si è ammalato. Era molto triste perché sapeva che i suoi giorni stavano finendo, e che non sarebbe mai riuscito a realizzare il sogno del suo popolo. E il dispiacere lo ha consumato.”
La Luna rimase lì ferma ad attendere di poter vedere il principe Lumil.

Quando la vide il principe disse: “Signora Luna, come mai è ritornata?Io non ho pianto questa notte!”
“Ero preoccupata per te, ragazzo mio e volevo assicurarmi che tu stessi bene!” rispose la Luna dolcemente.
“Non deve preoccuparsi per me. Il mio tempo ormai è finito. Raggiungerò i miei antenati con un unico rimpianto: non aver potuto realizzare il sogno del mio popolo. Spero che il prossimo principe ci riesca!”
Le forze stavano abbandonando il principe delle lucciole.
Tutto il suo popolo era preso da grande tristezza.
L’amore che le lucciole dimostravano al loro principe e la dolcezza di Lumil colpirono al cuore la Luna.
“Lumil la tua luce si spegnerà presto, questo io non posso evitarlo, ma – disse la Luna – andrai via sapendo di aver realizzato il sogno del tuo popolo. Guarda……..”
La Luna si strappò una ciglia, la prese tra le mani e la posò in terra di fianco a Lumil. Come d’incanto dalla terra cominciarono a spuntare foglie. Le foglie presero a germogliare, d’improvviso una gemma si schiuse e fece capolino un bel fiore giallo e fucsia.
“Ecco Lumil!Questo sarà il fiore delle lucciole, per sempre, e si chiamerà come te: Lumil, che nella lingua delle lucciole significa colui che rende bella la notte!” Lumil pianse di gioia e disse: “Grazie o luminosa Luna, sarà bella di notte per il mio popolo!”

E con tutta la forza che gli rimaneva, accese la sua lucina e volò sul suo fiore. E lì si spense felice.
Da quella notte, tante volte la Luna si è levata in cielo, ma ancora oggi quando, nelle notti d’estate guarda i prati, sorride.

Ogni notte le lucciole raggiungono le belle di notte che si schiudono solo per loro e c’è soltanto una pianta, la più bella, che non permette a nessuna lucciola di sedersi sui suoi petali e illuminarla: è la pianta nata vicino al pozzo ed è la sola che non ha bisogno di luce perché nei suoi fiori vive Lumil!

martedì 2 giugno 2009

Sui colli


Il territorio di Scanzo è bordato da tante colline.

In occasione della festa dello sport tutti gli anni viene organizzata una passeggiata sui colli.

Quest'anno partecipo.

Inizio giornata: poichè il figlio maggiore ha in programma una escursione in montagna verso le sei sei e mezza vengo svegliata dal trambusto.

Mi rigiro nel letto sperando di riprendere il sonno presto.

Intanto ascolto cosa sta facendo: il rumore del coltello che taglia i panini, lo sportello del frigorifero che si apre, stropiccio di carta di alluminio per avvolgerli.

Sto per riaddormentarmi ed ecco che passa a salutarmi con voce squillante.

Buco di incoscienza e suona il telefono.

E' il marito che mi ricorda che di lì a poco inizia la camminata.

Percorro il tragitto verso la partenza nello stato di una sonnambula

Chiaramente ho sbagliato l'abbigliamento.

Si parte e il primo tratto pianeggiante non presenta particolari difficoltà.

Inizia la salita sul Monte Bastia, passiamo dal Belvedere e poi dalla "Fola", transitiamo sopra San Pantaleone, arriviamo a Tribulina, scendiamo per via Maffioli, percorriamo la Serradesca, ritorniamo a San Pantaleone in piano, di nuovo in salita sul Cornone, discesa a Rosciate e arrivo.

Ho percorso il tragitto di dieci chilometri in due ore esatte, con un passo per me sicuramente troppo sostenuto, attenta a risparmiare fiato ed energie, preoccupata dell'assenza dell'ambulanza caso mai ce ne fosse bisogno.

Neanche il tempo per osservare bene il panorama e la vegetazione incontrata.

Solo poche notazioni: piante di vite rigogliose (poche quelle afflite dalla flavescenza dorata)oleandri fioriti dappertutto, la pulce d'acqua sul ruscelletto costeggiato (dovrò tornare per qualche fotografia ad uso didattico), le piante di ciliegie pronte ma irraggiungibili, la pelle di una biscia lunga più di un metro issata su un bastone con la bocca spalancata (non è dato sapere se è stata issata solo la pelle o l'animale intero ridotto così dal sole).

Nel camminare però comincia a farsi sentire un certo indolenzimento alla schiena, in rapida ascesa, e le mani gonfie è come venissero trafitte da decine di spilloni.

Commento del figlio allenatore di atletica "Per me hai qualcosa che non va nella circolazione"

Toh, dopo quindici anni forse se ne è accorto.

Ma probabilmente è solo mancanza di allenamento