
lunedì 12 gennaio 2009
Scrutini elettronici

domenica 11 gennaio 2009
Ad una lezione universitaria

Le malefiche palline bianche sono lì che sembra ti facciano l'occhiolino dalla finestrina del giorno martedì
Rimuovo immediatamente la pagina sgradevole (perchè è ovvio che non considerare l'eventuale problema prossima nevicata risolve il problema stesso) e clicco su un post che risale a giorni fa.
Preambolo: un amico di Matteo, in ferie, ha pensato di accompagnarlo ad assistere alle lezioni universitarie per poi nel pomeriggio fare una passaggiata per Milano.
Chiaramente giornata felicissima, essendo nevicato di notte e per quasi tutta la giornata.
Il resoconto della trasferta è piuttosto particolareggiato.
Ne riporto soltanto qualche brandello:
"Intruso nella meccanica quantistica. Non ci capisco un'H.
È davvero assurdo, come fa ad insegnare una persona così:
in poche parole costruisce numerazioni e calcoli per sé stesso, e se le spiega da solo.
La soprannomineremo teoria della meccanica folle.
Non è un discorso impressionante, è discontinuo e assolutamente scollegato.
Finalmente un collegamento con il mondo, si rivolge alla classe guardandola in faccia.
Il resto dela classe è anormale, fatta di persone disparate l'una diversa dall'altra.
Si passa dalla barba barbarica ed il capello sciolto, fino ad arrivare al non capello.
Da una collana bizzarra, ad una felpa di Pulp Fiction.Matteo ascolta sorridendo, ridacchiando sotto i baffi con un suo socio, riccio con un maglione verde che vive di vita propria.
Secondo me il professore è schiavo della sua materia, l'algebra è la sia linfa vitale come per me la musica
Il silenzio nella stanza è inquietante, il solo suono è quello delle sfere delle biro, che strappano la verginità così candida dei fogli bianchi lasciati troppo tempo nell'armadio.Si susseguono numeri, lettere e simboli.
Un intercalare usatissimo è banale, cioè la frase di solito usata è «questa successione funziona così sennò il risultato sarebbe troppo banale».Si alternano le lavagne, quella appena scritta passa in alto, la vecchia viene cancellata e si scrive di nuovo, in modo continuo e per me senza alcun ordine logico.
Sembra non si sia nemmeno accorto della mia presenza
È un'esperienza stranissima.
Gli sguardi degli alunni parlano, sulla lavagna c'è un errore.
Matteo prende molto lievemente la parola e dà la propria spiegazione.Il prof a sua volta ascolta, sempre con lo sguardo rivolto alla lavagna, e annuendo corregge borbottando una spiegazione per tale svista.
Teoria o follia: la distinzione di questi due concetti viaggia su linee parallele.Nella follia delle persone c'è una percentuale di genialità e studio teorico
Un altro errore e Matteo a bassa voce impreca «#!&@».C'è uno sguardo che non mi fa stare sereno, è quello dell'allievo pelato.
Sta lì nel suo, scrivendo ogni tanto, penso non respiri, mordicchiando con brama la penna fino a ridurla in brandelli. Indossa una felpa New York University. Straniero?Anche la ragazza è inquietante, viso pulito, felpa della standa e una bizzarra collana portata sopra la felpa, tipo Carnevale di Venezia. Anche lei dà i numeri.
Finalmente dell'ossigeno!
Il prof alzando gli occhi dagli appunti azzurri si rende conto del passaggio dell'ora e dice «Finisco due cose e cambiamo lezione». Pausa caffè, e M-JOY Milka, cioè cioccolata al latte con nocciole. Discreta.
Do un'occhiata agli appunti di Matteo: ultimo appunto un pupazzo di neve contornato da pini innevati.Cambio dell'ora, cambio di atteggiamento. Il prof seduto, finalmente, con un libro aperto sottomano, dando nozioni su capitoli di, penso, "geometria quantistica".
Il tono della voce non cambia, sembra silenzioso come la neve che scende alle nostre spalle, ma che lascerà il segno, cioè riuscirò mai a capire ciò che dice? Riuscirò mai a tornare a casa?Non mi ero nemmeno accorto che mancasse uno studente!
Rientra togliendo il giubbetto, seguito dallo sguardo senza emozioni del prof.È il socio con la barba e la felpa di Pulp Fiction (idolo!)
Matteo si ricorda che i miei fogli stanno finendo e mi allunga la pila di fotocopie "fasulle" da usare sul lato posteriore. Ringrazio.Ogni tanto, durante la lezione, nel cambio delle lavagne il socio di Matteo (quello che ha condiviso con noi il caffè) si gira e ride di bestia. Anche lui è un folle.
Degli ultimi infiltrati nella classe, cioè il ragazzo e la ragazza c'è poco da dire, o perlomeno così sembra. La ragazza, che già avevamo incontrato in biblioteca, è davvero strana, capelli naso sciarpa e vestiti di un gusto...beh...discutibile (qui ho limato parecchio, ndr). La cosa che mi turba è lo sguardo, molto enigmatico.Sguardo di Matteo verso la finestra, spalanca gli occhi.
Mi giro a mia volta. Nif nif nif.(neve, neve, neve) Da nevischio si è trasformata in fiocchi seri, fanno paura, saranno di circa un centimetro di diametro. Ritorna il mio pensiero: riusciremo mai a tornare a casa?Evito il suo sguardo, ogni tanto mi sento osservato dal prof, ma io cambio continuamente orizzonte. Cambio di lavagna e nif nif nif, silenziosa ed infame scende creando disagi.
Si sorride per la neve con le ragazze della classe, ma è un ghigno di preoccupazione. Ritorna inesorabile il pensiero: riusciremo mai a tornare a casa?Il professore imperterrito continua la lezione passeggiando qua e là, dalla scrivania alla lavagna luminosa, dalla lavagna alla porta d'ingresso.
Dal mio punto di vista, la stanza ha una lavagna centrale e due porte a fianco. Le linee dei banchi si susseguono davanti alla scrivania, le pareti sono bianche e il pavimento, con una parte di parete, è di quella gomma a pallini di colore rosso. Le porte sono nere, come le sedie. I banchi, invece, sono grigi.La neve non si placa, giù giù giù nif nif nif. Matteo si piega sui libri e continua la sua raccolta di appunti, sorridendo dice sottovoce «Stranamente oggi è abbastanza chiaro». Sarà merito mio o della neve. Boh.
Dall'oblò della porta, la prima persona incontrata in Bicocca, l'amico "chierichetto" di Matteo, ci saluta facendo smorfie e sorrisi, ricambiamo con distacco e se ne va. Magra distrazione per una lezione leggera come una peperonata il 26 dicembre!
Il prof schiarisce la voce, facendo delle smorfie pre-morte. «Chiamate subito un'ambulanza!». La neve si placa finalmente, ma non ci spererei.Piccolo stacco pubblicitario
Curioso e scarno il bagaglio del prof: un libro di formato piccolo e due cartellette, una rossa ed una blu, contenenti appunti vissuti con "orecchie", come direbbero le maestre delle elementari. Cambio di lavagna
Una cosa che ho notato è che tutti, come me, scrivono con la destra, tranne Matteo. Fischi! Fischi!Finalmente smette di nevicare, ed inizio a rilassarmi. Sarebbe meglio che il prof avesse dei sottotitoli. "Prossimamente: non lo capisco"
Tutti tranne il professore capiscono che ha smesso di nevicare. Sorrisi tipo coriandoli a ferragosto. Quanto sono stupido??"
Cosa penseranno i miei di alunni quando spiego?
venerdì 9 gennaio 2009
Nuovo computer
Finirò per attestarmi su un buon 2% o giù di lì

Bello

giovedì 8 gennaio 2009
Radio X

mercoledì 7 gennaio 2009
Librerie

Classificati per genere, suddivisi per casa editrice trovo miracoloso come riescano a stare in ordine passando tra le mani di clienti curiosi che a volte si limitano a sfogliarli un poco.
Mi sembra di essere Pinocchio nel Paese dei Balocchi e vorrei comperarne almeno una ventina.
Per un attimo ripenso alla sistemazione dei libri a casa, ove mancano solo le pile di libri a terra, e allora rimetto al suo posto i testi di Sofocle e di Catullo, La giornata di uno scrutatore di Calvino, Tonio Kroger di Mann (anche perchè mi sorge il dubbio di averli già), esercizi di chimica (troppo facili), la Terra desolata di Eliot (tutto in inglese e quindi non capirei nulla), la guida alla Corsica (non è detto che possa servire davvero) e tanti altri che mi passano tra le mani.

Qui il libretto c'è.
martedì 6 gennaio 2009
Magritte a Milano
Ecco quindi, volenti o nolenti, due terzi della famiglia coinvolti nella trasferta domenicale a Milano, a Palazzo Reale, per visitare la mostra dedicata a: Magritte. Il mistero della natura
Insolito, almeno per me, il percorso: perchè anzichè arrivare in auto vicino al duomo, come probabilmente avrei fatto, da perfetta irresponsabile, fossi stata l'autista, facciamo sosta a Cascina Gobba, prendiamo la linea metropolitana verde, scendiamo a Loreto per cambiare linea, risaliamo sulla verde perchè l'altra è al momento inagibile, cambiamo di nuovo e finalmente siamo in piazza duomo.
Bello il duomo nel suo bianco-rosa-grigio chiaro, dopo la ripulitura dallo smog
A Palazzo Reale di mostre ce ne sono quattro (anche Seurat mi tenta ma la reazione delle figlie potrebbe essere inconsulta): l'unica fila è per Magritte.
Il sole già non illumina più lo scorcio di piazza, sono le quindici circa, e pazientemente, tra i brontolii della minore che deve subire tutte le prepotenze dei genitori (tipo obbligo a visitare le mostre) e l'assalto continuo di ragazzi senegalesi che ti offrono pubblicazioni africane, passano ben quarantacinque minuti.
Quarantacinque minuti al freddo e al gelo, i piedi come se ormai facessero parte di un altro corpo, le mani guantate piantate in tasca e tutta la testa avvolta nella sciarpa.
Ma finalmente l'attesa ha fine e cominci a visitare la mostra, audioguida alle orecchie, con la calma necessaria a far ritornare il sangue alle estremità.
Sono più di cento i quadri esposti, alcuni già visti in fotografia, altri del tutto nuovi.
Curiose e a volte inquietanti tutte le frasi di Magritte che tappezzano le pareti delle sale.
Curiose perchè esattamente come per i suoi quadri, devi guardare e sentire, non devi porti domande ma quasi fossi cieco e sordo cogliere l'al di là dell'apparenza.
Continui i richiami alla natura.
"Una natura, quella immortalata allo sfinimento da Magritte, che fa a pezzi la logica ed esalta la contraddizione, dispone a suo piacimento le apparenze e getta lo spettatore nel buco nero dell'enigma. Eppure, rimane natura, iperrealistica, lontana da ogni ricerca cubista, ogni sfrenata euforia espressionista, ogni velleità astrattista. Magritte (1898-1967) è stato il pittore dei pensieri e delle idee, dei sogni e degli incubi, dove l'estetica figurativa, scortata dall'uso tecnicamente sublime dei colori, ha reso visibile, con una precisione quasi matematica, la "materia grigia", l'intelletto. Il trucco di Magritte consiste nell'aver codificato un suo personalissimo linguaggio di segni e simboli per tradurre pensieri e deliri onirici, utilizzando oggetti di uso comune, facilmente riconoscibili, imponendo loro delle trasformazioni inquietanti o combinadoli tra loro in una scenografia incongruente.
La mostra racconta questo primato. Partendo dai primi, e quasi sconosciuti dipinti futuristi, passando dalle immagini più oscure del periodo fra le due guerre, fino ai celeberrimi dipinti prodotti dagli anni '50 in poi." (Laura Larcan)
Tante le opere che mi sono piaciute: la montagna-aquila che abbraccia una finestra sul cui davanzale è appoggiato un nido, l'uccello-foglia divorato dalle larve, il ramo frondoso che non occulta la luna.
Qui risulta chiaro che non è con gli occhi che si vede, ma l'immagine viene riplasmata dal sistema nervoso, utilizzando le informazioni cristallizzate nei neuroni vicini.
Una realtà che risulta così diversa per ciascuno di noi.


